Assistenza GBAssistenza personalizzata +34 96 206 62 98
Spedizioni GBSPEDIZIONI IN TUTTA Bandera EU Bandera EEUU
Valutazione GBValutazione 9/10
discreta GBSpedizione discreta

Visita el nostro negozio online Flecha derecha

Cannabis e diabete

Cannabis e diabete sono due temi che spesso si incrociano quando si parla di appetito, livelli di zucchero, metabolismo o possibili effetti dei cannabinoidi sull’organismo. È anche comune che sorgano dubbi sul fatto che il consumo di cannabis possa influire sul controllo della glicemia, alterare la percezione di un calo di zuccheri o interferire con le abitudini di una persona diabetica.

Per questo motivo è opportuno trattare questa relazione con prudenza. Non si tratta di presentare la cannabis come una soluzione per il diabete, ma di comprendere quali dubbi esistano, quali precauzioni debbano essere prese in considerazione e perché nessuna persona con diabete dovrebbe modificare il proprio trattamento senza un controllo medico.

Cos’è il diabete e perché richiede un controllo medico

Il diabete mellito è una malattia metabolica caratterizzata da livelli elevati di glucosio nel sangue. Si verifica quando il pancreas non produce abbastanza insulina, quando l’organismo non la utilizza correttamente, o entrambe le cose contemporaneamente. L’insulina è l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule e di essere utilizzato come energia, quindi quando questo meccanismo fallisce, lo zucchero si accumula nel sangue con conseguenze che, a lungo termine, colpiscono reni, occhi, nervi e sistema cardiovascolare.

Non esiste un unico tipo di diabete. Sebbene nell’immaginario collettivo si parli di “diabete” come se fosse una sola malattia, in realtà esistono almeno quattro forme ben distinte:

Tipi di diabete esistenti e in cosa differiscono

Diabete di tipo 1. È una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario stesso distrugge le cellule del pancreas responsabili della produzione di insulina. Compare generalmente nell’infanzia o in gioventù, sebbene possa essere diagnosticato a qualsiasi età. Le persone con diabete di tipo 1 dipendono dall’insulina per tutta la vita.

Diabete di tipo 2. È il più frequente, rappresenta circa il 90% dei casi. Qui il problema non è l’assenza totale di insulina, ma il fatto che l’organismo sviluppa resistenza ad essa e il pancreas finisce per essere incapace di compensare tale richiesta. È strettamente legato allo stile di vita, sebbene abbia anche una componente genetica importante. Il suo trattamento può variare da cambiamenti nell’alimentazione e nell’esercizio fisico fino a farmaci orali o insulina.

Diabete gestazionale. Compare durante la gravidanza in donne che non avevano il diabete in precedenza. Si verifica perché gli ormoni della gravidanza possono ridurre la sensibilità all’insulina. Generalmente scompare dopo il parto, ma aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 in futuro.

Altri tipi specifici. Qui si raggruppano forme meno comuni ma ugualmente rilevanti. Tra queste vi sono il LADA (Latent Autoimmune Diabetes in Adults), che è una forma autoimmune a esordio lento negli adulti che a volte viene confusa con il tipo 2. Il MODY (Maturity-Onset Diabetes of the Young), di origine genetica e con caratteristiche proprie. E il diabete di tipo 3c, che compare come conseguenza di malattie pancreatiche come la pancreatite cronica o il cancro al pancreas.

Il sistema endocannabinoide e la sua relazione con il metabolismo

Per capire perché i cannabinoidi possano avere una qualche influenza sul diabete, bisogna prima parlare del sistema endocannabinoide. Questo sistema è uno dei più diffusi nell’organismo umano. Inoltre, regola funzioni diverse come l’appetito, il metabolismo energetico, l’infiammazione, la sensibilità all’insulina e la funzione pancreatica.

Il sistema endocannabinoide è formato da tre elementi principali: i recettori cannabinoidi (principalmente CB1 e CB2), gli endocannabinoidi che il corpo stesso produce in modo naturale (come l’anandamide e il 2-AG), e gli enzimi che li sintetizzano e li degradano.

Ciò che è rilevante qui è che questi recettori sono presenti in tessuti direttamente coinvolti nel diabete:

  • Nel pancreas, dove i recettori CB1 e CB2 partecipano alla regolazione della secrezione di insulina e glucagone.
  • Nel tessuto adiposo e nel fegato, dove il sistema endocannabinoide influenza il metabolismo dei grassi e del glucosio.
  • Nel muscolo scheletrico, dove influisce sull’assorbimento del glucosio e sulla sensibilità all’insulina.
  • Nel cervello, dove regola l’appetito e il comportamento alimentare, due fattori chiave nel diabete di tipo 2.

È stato osservato che nelle persone con obesità e diabete di tipo 2, il sistema endocannabinoide tende a essere iperattivato, specialmente attraverso i recettori CB1. Ciò contribuisce a una maggiore resistenza all’insulina, a un maggiore accumulo di grasso viscerale e a un peggior controllo metabolico. Questa iperattivazione non è l’unica causa della malattia, ma è una componente in più del quadro clinico.

Questo è, precisamente, il punto di partenza che ha portato i ricercatori a chiedersi se modulare tale sistema con cannabinoidi esterni potrebbe avere qualche effetto terapeutico sul diabete.

Cannabis e diabete: cosa dice la ricerca

Prima di entrare nei dati concreti, vale la pena ricordare un precedente che ormai nessuno discute: i cannabinoidi possono avere usi medici legittimi e dimostrati. L’esempio più chiaro è l’Epidiolex, un farmaco a base di cannabidiolo (CBD) approvato sia dalla FDA che dall’EMA per il trattamento di alcuni tipi gravi di epilessia resistenti ad altri farmaci, come la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox-Gastaut. La sua approvazione è stata il risultato di rigorosi studi clinici che ne hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza.

Esiste anche il nabilone, un cannabinoide sintetico approvato per il trattamento di nausea e vomito in pazienti sottoposti a chemioterapia.

Questo non significa che la cannabis serva a tutto, ma stabilisce che la ricerca sui cannabinoidi a fini terapeutici è scientificamente seria e che ha già dato risultati concreti in altre aree.

Cannabinoidi, composizione, nome commerciale, via di somministrazione e indicazione
CannabinoideComposizioneNome commercialeVia di somministrazioneIndicazione
Dronabinol Delta-9-THC sintetico Marinol Orale, capsule Nausea e vomito da cancro
Nabilone Miscela racemica di THC sintetico Cesamet Orale, capsule Nausea e vomito da cancro, cachessia in cancro e AIDS
Nabiximol Estratto di THC e CBD naturali in parti uguali Sativex Orale, spray Spasticità muscolare e dolore nella sclerosi multipla
CBD CBD naturale Epidiolex Orale, soluzione Epilessia nella sindrome di Dravet o Lennox-Gastaut

Nel caso della cannabis e del diabete, la ricerca è ancora nelle fasi iniziali, ma ci sono linee di lavoro che meritano attenzione:

Cannabinoidi e resistenza all’insulina. Uno degli studi più citati in questo campo, pubblicato su The American Journal of Medicine, ha analizzato i dati di oltre 4.600 adulti e ha rilevato che i consumatori attuali di cannabis presentavano livelli più bassi di insulina a digiuno e una minore resistenza all’insulina rispetto a chi non ne aveva mai fatto uso. Mostravano anche una circonferenza vita minore. È uno studio osservazionale su cannabis e diabete, il che significa che mostra un’associazione ma non dimostra una causalità diretta. Tuttavia, i dati sono sufficientemente coerenti da giustificare una ricerca più approfondita.

CBD e infiammazione. Il diabete, specialmente il tipo 2, ha una componente infiammatoria significativa. Studi preclinici hanno mostrato che il CBD può agire come antinfiammatorio e antiossidante nei tessuti pancreatici e vascolari

In questo contesto, alcuni utenti cercano anche informazioni su formati come gli oli CBD, sebbene sia importante ricordare che questi prodotti non devono essere interpretati come un trattamento per il diabete né sostituire la terapia prescritta. Esistono anche varietà e genetiche orientate a profili ricchi di cannabidiolo, come i semi CBD, sebbene il loro uso debba essere sempre distinto da qualsiasi possibile applicazione medica contro il diabete. 

Le ricerche su modelli animali con diabete hanno osservato una riduzione del danno ossidativo, protezione delle cellule beta del pancreas e miglioramento della funzione renale. Sono risultati ottenuti su animali, e la traduzione sull’uomo richiede studi clinici controllati che non sono ancora disponibili, ma indicano meccanismi plausibili.

THCV e metabolismo. La tetraidrocannabivarina (THCV) è un cannabinoide minoritario che ha suscitato interesse per i suoi effetti apparentemente opposti al THC in alcuni aspetti metabolici e la sua relazione THCV e diabete. Invece di aumentare l’appetito, sembra ridurlo, e alcuni studi preliminari suggeriscono che potrebbe migliorare la tolleranza al glucosio e la sensibilità all’insulina. Un piccolo studio clinico pubblicato su Diabetes Care ha esplorato il suo uso nel diabete di tipo 2 e ha osservato risultati promettenti in alcuni marcatori metabolici, sebbene la dimensione del campione fosse ridotta e siano necessari studi più ampi per trarre conclusioni solide.

THC e glucosio: una relazione più complessa. Il THC, il cannabinoide psicoattivo per eccellenza, ha una relazione più ambivalente con il diabete. Da un lato, alcuni studi suggeriscono che può avere effetti sulla secrezione di insulina e sul glucosio

Dall’altro, i suoi effetti sulla percezione, sull’appetito e sul processo decisionale possono rendere difficile l’autocontrollo nelle persone con diabete. Soprattutto per quanto riguarda il riconoscimento dei sintomi di ipoglicemia, il rispetto degli orari di assunzione dei farmaci o il calcolo corretto degli apporti alimentari. Questo punto non è trascurabile e merita particolare attenzione nelle persone che utilizzano insulina o farmaci come le sulfoniluree, che di per sé aumentano il rischio di cali di zuccheri.

Tipi di diabete esistenti e in cosa differiscono

La relazione tra cannabis e diabete è un campo di ricerca attivo e con basi scientifiche reali. Il sistema endocannabinoide è coinvolto direttamente nella regolazione del metabolismo del glucosio, nella secrezione di insulina e nell’infiammazione cronica, tutti elementi centrali nella fisiopatologia del diabete. Ciò fornisce una base biologica plausibile per continuare la ricerca.

Gli studi disponibili, sia osservazionali sull’uomo che preclinici sugli animali, indicano che alcuni cannabinoidi come il CBD o il THCV potrebbero avere effetti interessanti sui marcatori metabolici legati al diabete. Il precedente di farmaci a base di cannabinoidi già approvati per altre malattie dimostra che questo tipo di ricerca può portare a risultati concreti e clinicamente validi.

Detto questo, ad oggi non esiste alcun trattamento a base di cannabis o cannabinoidi approvato specificamente per il diabete. I dati disponibili sono promettenti in alcuni casi, ma insufficienti per formulare raccomandazioni terapeutiche. Il diabete è una malattia che richiede un controllo medico continuo, e nessuna persona con diabete dovrebbe modificare il proprio trattamento, ridurre l’insulina o sostituire i farmaci con cannabis o derivati senza supervisione medica.

Ciò che ha senso è seguire da vicino questa linea di ricerca. Se gli studi clinici in corso confermeranno gli effetti osservati negli studi preliminari, il sistema endocannabinoide potrebbe diventare un bersaglio terapeutico rilevante per il trattamento del diabete nei prossimi anni.

Avviso importante

Questo articolo ha scopi informativi e non costituisce un consiglio medico. Le persone con diabete non devono modificare il proprio trattamento senza consultare il proprio team sanitario.

FAQ su cannabis e diabete

La cannabis può curare il diabete?

No. Attualmente non esiste alcun trattamento con cannabis o cannabinoidi approvato specificamente per curare il diabete. Sebbene si stiano studiando composti come il CBD o il THCV per la loro possibile relazione con il metabolismo, i risultati disponibili non consentono di sostituire la terapia, l’insulina o il controllo medico.

Una persona diabetica può consumare cannabis?

Dipende da ogni caso, dal tipo di diabete, dal trattamento seguito e dallo stato generale di salute. Nelle persone che utilizzano insulina o farmaci che possono causare ipoglicemie, è particolarmente importante usare la massima prudenza, poiché la cannabis può alterare la percezione, l’appetito o la capacità di riconoscere un calo di zuccheri.

La cannabis può influire sui livelli di glucosio?

La ricerca non consente ancora di dare una risposta definitiva. Alcuni studi osservazionali hanno riscontrato associazioni tra consumo di cannabis e alcuni marcatori metabolici, ma ciò non dimostra che la cannabis migliori il controllo del glucosio. Inoltre, i suoi effetti indiretti sull’appetito, sulle abitudini alimentari o sul processo decisionale possono influire sul controllo quotidiano del diabete.

Quali rischi comporta il THC per le persone con diabete?

Il THC può aumentare l’appetito, alterare la percezione e influire sulla coordinazione o sul processo decisionale. In una persona con diabete, questo può rendere difficile il calcolo dei pasti, il controllo degli orari, il rilevamento dei sintomi di ipoglicemia o il rispetto del trattamento. Per questo motivo è opportuno prestare particolare attenzione se si utilizza insulina o altri farmaci ipoglicemizzanti.

Il CBD è un’opzione migliore del THC per le persone diabetiche?

Il CBD non produce l’effetto psicoattivo tipico del THC, ma ciò non significa che sia automaticamente sicuro o adatto per tutte le persone con diabete. Può interagire con i farmaci e i suoi potenziali benefici metabolici necessitano ancora di ulteriori ricerche cliniche sull’uomo. È consigliabile consultare un professionista sanitario prima di utilizzarlo abitualmente.

Cos’è il THCV e perché è legato al diabete?

Il THCV è un cannabinoide minoritario che viene studiato per la sua possibile relazione con l’appetito, la sensibilità all’insulina e la tolleranza al glucosio. Alcuni studi preliminari hanno mostrato risultati interessanti, ma sono ancora insufficienti per raccomandarlo come trattamento per il diabete.

La cannabis può nascondere un’ipoglicemia?

Può accadere, specialmente se sono presenti effetti psicoattivi, sonnolenza, ansia, vertigini o cambiamenti nella percezione corporea. Alcuni sintomi di un calo di zuccheri possono essere confusi o passare inosservati, il che aumenta il rischio nelle persone trattate con insulina o farmaci che favoriscono l’ipoglicemia.

Devo cambiare il mio trattamento per il diabete se uso cannabis?

No. Nessuna persona con diabete dovrebbe ridurre, sospendere o modificare il proprio trattamento per l’uso di cannabis, CBD o altri cannabinoidi. Qualsiasi modifica alla terapia, all’insulina, all’alimentazione o al controllo glicemico deve essere sempre effettuata sotto supervisione medica.
Click to rate this post!
[Total: 8 Average: 4.8]

Erik Collado Vidal

Con más de 10 años de experiencia en la industria del cannabis, sus experiencias y aprendizaje son la base del éxito de GB The Green Brand.

Flecha arriba