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È legale coltivare marijuana in Spagna?

La Spagna si trova ancora in un arduo processo di dibattito e in un vuoto normativo per quanto riguarda la regolamentazione totale della cannabis, sia a livello ricreativo che medicinale. Nonostante esista una volontà maggioritaria nella società di depenalizzare la coltivazione e il consumo di marijuana, rimane in vigore un quadro normativo che ostacola il lavoro dell’industria della cannabis e, di conseguenza, ne delimita l’esistenza nell’autoconsumo, date le interpretazioni legali che si possono fare in base alle diverse leggi che ne definiscono le applicazioni. Per questo motivo, sapere se sia legale coltivare marijuana in Spagna è una delle domande che si pongono maggiormente le persone che vogliono addentrarsi in questo affascinante mondo botanico, soprattutto dopo i benefici medici accreditati dalla comunità scientifica.

Qual è l’attuale normativa spagnola in merito alla marijuana

È importante sottolineare che la Legge sulla Protezione della Sicurezza dei Cittadini (di seguito, LPSC), in vigore dal 1° luglio 2015 e nota anche come “legge Bavaglio” (ley Mordaza), prevede il pagamento di una multa per consumo o possesso di droghe in luoghi pubblici, che oscilla tra 601 e 10.400 euro, a condizione che sia la prima volta e non vi siano altre aggravanti. Se, al contrario, la quantità sequestrata implica il traffico e il consumo da parte di terzi, viene considerato un reato contro la salute pubblica, punito con una pena detentiva da tre a sei anni e una multa “da tanto al triplo del valore della droga”, come stabilito dall’articolo 368 del Codice Penale.

Pertanto, si può dedurre che il consumo di cannabis non è punibile in Spagna, a condizione che “non avvenga in luoghi visibili al pubblico”. In questo senso, esistono associazioni private di consumatori, note anche come cannabis club, formate da persone maggiorenni, le quali devono associarsi e rispettare i requisiti stabiliti da ciascuna istituzione senza scopo di lucro.

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È legale coltivare marijuana in Spagna?

Da questa normativa e dal quadro legale si può interpretare giuridicamente che la coltivazione di cannabis è considerata un reato solo se finalizzata al traffico illecito. Allo stesso modo, la stessa LPSC espone, precisamente al punto 18 dell’articolo 36, che sono considerate infrazioni molto gravi gli atti di piantare e coltivare diversi tipi di droghe, sostanze psicotrope o stupefacenti in luoghi con visibilità pubblica, a condizione che costituiscano un’infrazione penale. Allo stesso modo, il paragrafo successivo classifica come infrazione molto grave la tolleranza da parte di proprietari, amministratori o responsabili di stabilimenti pubblici nel consentire il consumo illegale o il traffico di droga.

È per questo che la coltivazione di marijuana non può essere considerata illegale, a patto che gli esemplari non siano visibili dalla via pubblica e che sia destinata all’autoconsumo, poiché se esistono indizi di fini lucrativi, le Forze e i Corpi di Sicurezza dello Stato hanno il potere di perquisire abitazioni e stabilimenti privati, sempre basandosi sul pertinente mandato giudiziario. La base legale che sostiene la coltivazione in luoghi privati si trova negli articoli 18 e 22 della Costituzione Spagnola, che garantiscono i diritti alla privacy e all’associazione. La Carta Magna permette agli spagnoli e alle spagnole di svolgere in totale libertà l’attività che ritengono opportuna nell’ambito privato senza interferenze da parte delle autorità, così come il diritto di associarsi a qualsiasi associazione senza scopo di lucro.

D’altra parte, esiste un vuoto normativo riguardo alla quantità che delimita l’autoconsumo, poiché non viene specificata una cifra precisa per quantificare la dose che ogni persona può ingerire e coltivare. In questo senso, ad esempio, la Federazione delle Associazioni di Cannabis consiglia un consumo mensile di 60 grammi per ogni associato, sebbene tale raccomandazione non sia recepita da alcuna legge spagnola.

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CBD, il grande richiamo

Il CBD, noto anche come Cannabidiolo, è diventato uno dei cannabinoidi più popolari all’interno delle applicazioni medicinali con cannabis, poiché numerosi studi e ricerche scientifiche ne avvalorano le proprietà neuroprotettive, antispasmodiche, antiemetiche e antinfiammatorie, tra le altre. Da questa ascesa impetuosa e inarrestabile sono derivati numerosi prodotti come i fiori di CBD, sebbene si possa trovare anche in cosmetici, oli, sia per usi alimentari, topici che ornamentali.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stessa ha concluso nel 2017 che “il CBD non crea dipendenza né comporta effetti nocivi per la salute”, pertanto non produce effetti psicoattivi che alterino la coscienza dei consumatori. Nonostante questa tesi, non è stata effettuata alcuna ristrutturazione legale al riguardo, quindi non esiste alcuna legge che regoli questa sostanza.

D’altra parte, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito un nuovo quadro legale che favorisce la commercializzazione di articoli con CBD, e che nessuno Stato membro può vietare questo tipo di attività se tale sostanza è stata estratta dalla pianta di cannabis sativa in modo legale in un’altra nazione appartenente all’UE. Tuttavia, l’Agenzia Spagnola per i Medicinali e i Prodotti Sanitari (AEMPS) si mostra ancora reticente nel legalizzare il CBD, o addirittura nell’includerlo nell’elenco degli integratori alimentari.

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Qual è il futuro legale della coltivazione di marijuana in Spagna?

Attualmente, esiste la volontà di diversi partiti politici – avallata da un’ampia maggioranza della società spagnola – di attuare una riformulazione integrale del quadro legale vigente, a favore della regolamentazione dell’uso terapeutico, rispondendo alle esigenze dei consumatori di cannabis medicinale. D’altra parte, le divergenze parlamentari si concentrano sulla regolarizzazione dell’uso ricreativo e del mercato, nonché su una nuova normativa che serva da base per l’autocoltivazione.

Allo stesso modo, il Canada è uno dei paesi di riferimento per quanto riguarda la definizione di un nuovo quadro normativo in Spagna. La regione nordamericana ha legalizzato il consumo ricreativo nel 2018, stabilendo una normativa legale che definiva i metodi di vendita e distribuzione, diventando la prima nazione appartenente al G20 a consentire una produzione e un consumo di marijuana totalmente liberi.

C’è ancora molta strada da fare per ottenere una completa normalizzazione della coltivazione di cannabis in Spagna. Tuttavia, nuovi eventi avvicinano questo obiettivo, come ad esempio il riconoscimento delle proprietà terapeutiche della marijuana medicinale da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Questo organismo internazionale ha rimosso la cannabis dalla Tabella IV della Convenzione sugli stupefacenti del 1961, classificazione che raggruppa le sostanze più dannose per l’organismo. Per tutto ciò, è necessaria la creazione di una legislazione concisa, che integri le richieste del settore della cannabis, sostenute da un ampio settore della società.

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Erik Collado Vidal

Con más de 10 años de experiencia en la industria del cannabis, sus experiencias y aprendizaje son la base del éxito de GB The Green Brand.

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